Gli antichi Egizi narravano che per accedere ai mondi superiori era necessario che il cuore pesasse mano di una piuma.
E noi, come fare oggi per risentire la leggerezza del vivere?
Riscoprire la vita come gioco.
Imparare a non darci troppa importanza, a non sentirci indispensabili per quello che facciamo, ma perché semplicemente siamo, esistiamo.
Lasciar fluire i nostri stati d’animo, come fanno i bambini, che vivono appieno il riso e il pianto, il gioco e la disperazione, ma senza trattenerli, senza coltivarli.
Liberarsi dall’immagine che abbiamo costruito di noi stessi, liberarsi dagli abiti che altri ci hanno cucito addosso, liberarsi dalle eccessive richieste (nostre e altrui), liberarsi dal ruolo rigido, liberarsi dai condizionamenti che non scegliamo.
Darsi la possibilità di vivere molteplici ruoli, di mettere in gioco tutte le nostre parti, senza rimanerne imprigionati.
Regalarsi possibilità, opportunità, esperienze.
Vivere sapendo che le cose finiscono, cambiano, nascono e muoiono, sono in continuo movimento, in continua trasformazione.
Vivere sapendo che non dipende da noi, dalla nostra volontà, dal nostro essere “buoni” o “cattivi”.
Accettare la nostra piccolezza, la nostra fragilità, la nostra limitatezza; accogliere tutte le nostre parti, far da contenitore a noi stessi. Esercitare la fiducia, scegliere di abbandonare il controllo (quando è possibile).
Sentirsi, sviluppare un atteggiamento di ascolto verso noi stessi, sentire cosa ci risuona, cosa ci fa vibrare, muoversi in sintonia con questo. La strada per sentirsi è legittimare i propri desideri.
Mettersi in gioco; rischiare (cosa? la propria immagine?)
Lavorare la nostra creatività, contattarla, svilupparla.
Ricercare la semplicità nel movimento, nella danza individuale, nella sincronizzazione ritmica. La semplicità è la strada più diretta per scoprirsi, conoscersi (noi stessi e gli altri). Iniziare dalle piccole cose, non ricercare movimenti difficili, estrosi, estetici, seduttivi; entrare in un movimento semplice, che ci permetta di sentirci.
Se dobbiamo porre la nostra attenzione in movimenti complicati, o nella figura che facciamo sugli altri, o nel mostrare il nostro viso migliore, non abbiamo più attenzione disponibile per il nostro sentire, per il nostro essere.
Il voler sembrare prende il posto per l’essere, la volontà prende il posto della vita.
Tiziana Coda-Zabet


