22 aprile | Giornata della Terra
Oggi, giornata dedicata alla terra, desidero onorare questa nostra Madre, che nella nostra cosiddetta ‘civiltà’ è stata ridotta ad oggetto, esattamente come tutto il vivente.
In mezzo alle nostre folli corse quotidiane, ai mille impegni che invece di nutrirci ci svuotano, abbiamo dimenticato la nostra Madre, la Pachamama, l’unica che ci offre costantemente i suoi frutti, che ci sostiene nel nostro andare, che ci accoglie dopo il nostro ultimo respiro.
Parlo della terra, non riferendomi al meraviglioso pianeta che ci ospita, ma alla terra umile, quella che calpestiamo, quella su cui sono costruite le nostre case, le strade, le fabbriche, ogni cosa che l’uomo abita o frequenta: noi stiamo sulla terra. Con i piedi per terra.
È dalla terra e dalle sue creature che ci viene la vita e le creature più necessarie sono le piante. Pare che anche questo sia stato dimenticato: anch’esse oggi vengono spesso sacrificate in nome del profitto.
Eppure… noi siamo natura. Siamo fatti di aria oltre che di acqua, terra, fuoco. L’aria è il nostro respiro, i nostri sogni, la nostra leggerezza. L’acqua è il nostro abbandono, il piacere, l’adattamento intelligente. La terra è la nostra solidità, le nostre radici, la nostra capacità di nutrire. Il fuoco è la nostra intensità, la passione, la possibilità di trasformazione.
Noi siamo come gli alberi, con i piedi ben connessi al terreno, le nostre radici, e la testa a contatto con l’atmosfera, con l’infinito. Ponti tra terra e cielo.
“Radicare” significa avere appoggio, basi e solidità per la crescita.
Il Fusto è l’“asse”, che ci permette di crescere con solidità e struttura.
I Rami sono le estensioni, i cammini che si intraprendono nella vita: famiglia, professione, arte, amicizie…
Fiorire è cominciare a mostrare la bellezza e l’essenza, il profumo.
I Frutti sono la concretizzazione di ogni fioritura in risultati concreti. La realizzazione professionale, una relazione, un progetto, hanno un gusto, un sapore, quando sono il risultato della possibilità di godere della vita, cioè di fare ciò che ci è gradito.
L’elemento terra è per la biodanza la vivencia di solidità. Danziamo la terra e percepiamo le nostre radici, le nostre viscere, la nostra possenza, la capacità di essere Madri universali della Vita.
La terra si esprime danzando la forza del sé nell’incontro con l’altro, la determinazione, lo slancio, lo yang, ma anche l’aderenza, la visceralità, l’istinto.
L’animale-simbolo del potere della terra è il serpente. La sua energia si irradia dalla pelvi.
Ispirati alla terra, danziamo la riscoperta della forza che indomita giace in noi, attendendo di essere espressa e risvegliata. Movimenti pieni di energia armoniosa e ricerca di una direzione, in ascolto del potere della terra; la danza ci insegna ad esprimere il nocciolo misterioso di unicità, gravido di slancio come una faretra infuocata, che ci conduce all’esito della nostra esistenza.
Il nostro corpo, finalmente vissuto come il modo di essere presenti qui e adesso, è la nostra terra, ci permette di riconnetterci con i bisogni più profondi, vitali, con la sensibilità, con la sensualità.
Nell’ascolto del corpo, ritroviamo la possibilità di radicarci, di trovare il nostro centro, la nostra consistenza, dando qualità e significato alla nostra vita.
Nella città perdiamo i riflessi di vita, viviamo una vita artificiale, ci abituiamo a trattare con oggetti inerti, meccanici.
Si tratta di risvegliare le risposte immediate di fronte alla vita.
Camminare in mezzo alla natura, penetrare in un fitto bosco, ci dà la sensazione di fonderci nella natura, il che equivale a fonderci nella madre: un ritornare alla madre per nutrirci, per ricollegarci all’origine, per sentirci in connessione con la vita, per rigenerarci, per rinascere.
Se vogliamo recuperare la connessione con la vita dobbiamo tornare alla natura.


